Abbiate paura degli artisti perché è proprio avendo la capacità di fare qualsiasi cosa che vengono chiamati con tale nome.
Surrender.

Hai mai pensato realmente a cosa vuoi farne del tuo futuro? Certo, ci pensiamo tutti, continuamente, ma in realtà si pensa a cosa si vuole fare, cosa ci piace fare, talvolta anche che profitti ne ricaveremo da esso. Alcuni lo fanno per soldi, altri per passione. Ma c’è qualcuno che lo vuole fare pe gli altri? Sì, c’è. 

E allora? Direte voi. Che senso hanno queste domande? Fidatevi che neanche io lo so, certo disperatamente il filo logico dei miei pensieri, sperando in un miracolo.

« E tu chi sei? » domando alla figura nello specchio. 
« Io sono te. » 
No. Non è vero. Menti.
Io sono migliore.
« Ma siamo uguali. »
Ti ho detto di no. Tu sei solo una brutta copia, un’imitazione.  

Io sono migliore, forse di chiunque. E come faccio a saperlo? Ho le mie teorie, sono un po’ il Donnie Darko di questo tempo, forse meno sonnambulo, forse meno bello di Jack Gyllenhaal. 

Avete mai pensato se foste voi il centro del mondo? Tutto ruota attorno a voi, anzi, attorno a me. Sì, perché io ci credo. Supponiamo che tutta la vita sia un sogno, magari i sogni sono la vita reale e quindi io mi ritroverei a parlare con Francisco Lachowski ogni giorno. Quindi la vita attuale, quella in cui sto scrivendo, è un sogno e quindi vi sono determinate persone che mi circondano o determinata gente che è famosa solo perché nei sogni - che poi sarebbe la vita reale nella teoria - la conosco veramente.
Altra supposizione: la gente, le malattie, ogni cosa che accade succede perché il mio subconscio lo vuole. Io penso, di questo ne sono certo perché lo posso sapere. Ma chi mi dice che gli altri pensano veramente? Loro dicono di pensare, ma forse in realtà non sanno cosa significa veramente, loro sanno il verbo ‘pensare’ perché in realtà sono più simili a robot che ad umani, per farmi credere che io non sia il vero centro del mondo, per farmi credere che io non sono solo quando in realtà mi osservano, ogni minima loro azione avviene perché il mio subconscio lo vuole, anche se io non ne sono consapevole.

« Noi facciamo le stesse cose, abbiamo le stesse passioni. Perché allora dici che io non sono te? »
Perché te l’ho detto, io sono migliore, tu sei solo una sanguisuga, io posso essere chi voglio anche senza di te, non mi servi. Conto solo io.
E se provo a distruggere lo specchio che succede? Sanguino, le schegge scalfiscono la mia mano, ma non devo arrendermi.
« Mi fai male. » Piangi? Fa veramente così male?

Pensate ad Einstein, secondo lui esistono molte dimensioni parallele che comprendono il passato, il presente - quello in cui viviamo -, ed il futuro. Nella dimensione del futuro noi abbiamo già compiuto le azioni che dobbiamo compiere nel presente, ecco perché a volte abbiamo i così detti ‘deja vu’, semplicemente perché ci sono cose che abbiamo già visto o fatto, ma in un’altra dimensione.
C’è chi lo prenderebbe per pazzo, ma chi dubita di ciò è solo una misera persona troppo attaccata alla scienza. Perché io dovrei credere a ciò che il mondo mi dice? Ciò che impariamo a scuola non è la verità. La storia esiste perché io voglio che esista, la matematica è una mia opinione e quindi quattro più quattro fa sessantadue, le malattie sono una puttanata e tu non mi puoi venire a dire che sono nato da una scimmia.
Io faccio la mia vita.

Sono una persona pigra, lo so. Sono pienamente consapevole dei miei difetti e dei miei pregi, purtroppo non tutti gradiscono questa mia qualità. La gente non apprezza le mie doti, mi sottovaluta non avendo mai visto cosa so fare pienamente.
Mettetemi sopra un palco, avanti, così vedrete cosa sono veramente. 
Voi non avete visto il vero me solo perché non lo sono mai stato, io sono chi sono con tutti, c’è chi mi vede come sono, che chi riesce a vedermi meglio, poi c’è quella gente che manco mi conosce ma ha avuto la fortuna di vedermi all’interno, giusto perché si trovava lì per caso.
Sono un artista, me l’ha detto una volta una persona che credeva veramente in me.
Ci ho pensato davvero, mi riferisco al mio futuro, voglio fare ciò per cui sono nato per fare, io non voglio deludere quella persona che ha creduto in me fin dall’inizio. Io non voglio deludere nessuna di quelle persone che vedono in me già qualcuno per cui vale la pena spendere del loro tempo. E dire che non sono ancora bocciato.
Egocentrico? Sì, ma è solo perché io sono consapevole di ciò chi sono. Non sono uno di quei ragazzi depressi perché hanno mille complessi, io sono pienamente consapevole della mia bellezza e del mio talento. Punto.
Allora io devo solo trovare il modo di arrivare al mio palco; perché ho capito che se senza un palco io non so fare niente. Non sono nulla

Un po’ mi dispiace. Lo specchio si è rotto, io sanguino, ma è meglio così.
A volte bisogna mettere sé stessi sopra ogni cosa. Sennò si rischia di morire.
Ora sono liberoforse
Sento il buio che mi avvolge. O forse sta avvolgendo te? Chiami aiuto, io non lo faccio perché sopravvivrò. No, non mi nasconderò. Non mi arrenderò.

La vera paura dell’umanità è solamente la morte. E’ come in una puntata di Scrubs, non puoi farla scomparire, non puoi fingere che non la temi e non puoi nemmeno affrontarla, non puoi fare un bel niente se non goderti la vita fino all’ultimo. E’ che non sappiamo cos’è, perciò la temiamo, sembra la fine di qualcosa ma non abbiamo la minima idea se sia l’inizio di qualcos’altro. Noi vogliamo che sia un inizio.
Però dobbiamo trovare un nostro posto nel mondo, fare qualcosa che ci rende fieri di noi stessi. Io voglio condividere me stesso con gli altri, perché il mondo ha bisogno di qualcuno come me, perché persone da ogni parte del mondo si è… persa, sono peggio di Dante all’inizio della Divina Commedia e hanno bisogno solo della persona che faccia loro ritrovare la luce, riportarli in alto.
Tutti dovrebbero accorgersi che ci sono cose peggiori nel mondo, qualcosa per cui vale la pena aprire davvero gli occhi, accorgendosi di quanta merda ci circonde, ma fidatevi quando vi dico che c’è più bene che male su questa terra; anche perché se non fosse così ci saremmo dovuti già tutti suicidare.
Invece no. Sarebbe come giocare sporco.

Io non mi arrendo. 

Posted 8 mesi fa // 3 note
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Rebus.

« Hey, che succede? »

Non lo so.

« Ma cosa provi? »

E’ questo il problema: non lo so.

« Forse sei solo un po’ confuso. »

Forse. Il problema è che dura da un po’.

« Da quanto? »

Da una vita.

Hai presente quelle volte in cui ti ritrovi a riflettere sulla tua vita? Capita proprio nei momenti meno opportuni, come in una bella giornata piena di felicità quei pensieri te la rovinano oppure in un compito in classe di matematica, non ti accorgi che l’equazione è ancora lì che ti fissa dal foglio e sta aspettando di essere risolta. Sei in attesa che il prof venga da te, posi la sua mano sulla tua spalla e preoccupato ti chieda: « Stai bene? » e tu ci metteresti un po’ prima di capire che cosa sta succedendo realmente, per poi scusarti imbarazzato e dire che non è niente, solo un momento di distrazione, quando in realtà i tuoi pensieri erano rivolti a domande e soluzioni a cui nemmeno i più grandi scienziati della storia sono riusciti a rispondere. 

In realtà vorresti piangere. E sai perché? Perché non capisci. Ma stavolta non si tratta dell’equazione, ma della tua vita; ecco, forse la vita è un rebus, ma a volte si trasforma in parole crociate. Solo che io non sono bravo né all’uno né all’altro. La Settimana Enigmistica la compra mio nonno perché lui con queste cose ci sa fare, ha girato il mondo con il suo lavoro da camionista. Però la sa fare anche mia sorella e lei non ha avuto granché fortuna, né in soldi, né nel lavoro, forse solo in amore… forse. Ma allora perché non ci riesco io? Eppure mi piace la mia vita, sto bene a scuola, coi miei amici… Non capisco. Pensando alla mia vita ricordo solo cose brutte a primo impatto, ma poi riflettendoci guardo la mia infanzia, il liceo e tutti i miei amici. Sì, mi piace la mia vita. Poteva andarmi peggio, penso. Potevo essere orfano, potevo avere una madre severa, tante… tante cose avrebbero potuto far diventare la mia vita uno schifo: una malattia, un piccolo incidente, una diversa nazionalità… troppi piccoli particolari che però fanno la loro differenza. Ma allora cosa c’è che non va?

Non lo so. Non so mai niente, ma va bene così. Per ora non riesco a far altro che aspettare, un giorno troverò la mia decisione, intanto non mi affretto a crescere.

« Stai bene? »

Forse.

Posted 11 mesi fa // 6 note
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